Il popolo del centrosinistra non ha ancora assorbito la “botta” della sfiducia mancata a Berlusconi che dal segretario del Pd arriva un’altra brutta notizia.

Confermando l’assenza totale di una vera bussola programmatica e strategica i democratici adesso sono pronti a buttare l’esperienza “straordinaria” delle Primarie per abbracciare un fantomatico “terzo polo” che, appena nato, non ha un nome: visto che quello che ha non ha convito tutti gli aderenti. Non ha un leader: anzi la sensazione è che su questo punto sarà difficile coniugare le ambizioni di Fini e Casini e infine ha un solo obiettivo: fare guerra a Berlusconi in barba a programmi, obiettivi strategici e ad alleanze.

Dunque sempre la solita solfa che in questi anni non ha fatto breccia sui sentimenti di questo paese.

Che le primarie non piacessero più ai vertici del Pd, colpiti dall’ansia di “ Vendolizzazione”, lo sapevamo ma sconfessare per un’alleanza precaria l’unico strumento che fino ad ora è riuscito ad animare un elettorato di sinistra (e non solo) in crisi d’identità è davvero un peccato “mortale”.

 

 

Sarà perché la scissione va di moda, sarà perché il pd nonostante la crisi della maggioranza si conferma in caduta libera di consensi.

Sono gli ultimi sondaggi ad aver convinto Veltroni ad intervenire contro i vertici dei democratici, Bersani in primis.

Ora il documento per chiedere al pd un cambio di passo. Domani forse la nascita di nuovi gruppi all’interno del pd, anche se Veltroni ha smentito, come l’eventualità di ricandidarsi alla guida del partito.

Intanto dall’ultimo banco Vendola di sbraccia: vuole parlare. Lui le risposte alle domande del popolo della sinistra ce l’ha. Ma anche questa volta nessun professore del Pd lo farà parlare. Peccato.  

 

Prima dovevano esserne cancellate una decina, su oltre 100. Poi con l’emendamento salva comunità montane di Beatrice Lorenzin, il numero si era ridotto a 4. Un po’ pochino… E oggi l’ultimo capitolo di un provvedimento – il taglio delle province – che avrebbe dovuto mettere fine a tanti sprechi. Qualcosa però non ha funzionato ma soprattutto ancora una volta è mancato il coraggio. Il taglio delle mini-province inserito nella carta delle autonomie infatti si prepara a saltare definitivamente: il presidente della commissione Affari costituzionali della Camera e relatore del provvedimento, Donato Bruno ha presentato un emendamento soppressivo dell’articolo 14 del provvedimento che prevedeva, appunto, la cancellazione delle province sotto i 200 mila abitanti

La fine di un’amicizia poco sincera e se vogliamo votata da sempre all’ipocrisia, quella tra Fini e Berlusconi.

Il dito alzato di Gianfranco ed ora le dimissioni di Bocchino, a confermare  quanto accidentato sarà il percorso parlamentare del popolo della libertà in futuro. Se di futuro possiamo parlare

Mutano i rapporti di forza all’interno della coalizione? A dire la verità, la sparata comprensibile di Fini non sembra aver apportato grande novità. Berlusconi infatti è e rimane leader incontrastato – stando almeno alle conclusioni dell’ultima direzione – eppure la maggioranza si trova clamorosamente rappresentata a Montecitorio da un presidente della camera talmente super partes da appassionare l’elettorato vicino al Pd.

Nulla di male. Un altro modo di intendere il centrodestra è auspicabile. Se non altro per lasciarsi alle spalle quella fase di “paternalistico premierato” portato avanti dal Cavaliere. Quello che però non comprendo, è perché ostinarsi a ritenere la strada delle elezioni anticipate un cataclisma. Si faccia avanti un partito o un semplice gruppo di persone senza bandiera ed etichetta, metta nero su bianco un programma, magari sul modello dell’Unione ma più vincolante rispetto al libro Giallo di Prodi e poi avanti senza scuse e soprattutto chiacchiere. Bastano pochi punti e 100 giorni per ridare fiducia al paese.   

 

 

 

I democratici sono maestri: nel pd le correnti hanno trascinato sul fondo anche teste di serie del calibro di Walter Veltroni.

Sono i rischi della fusione fredda tra ds e margherita che si stanno replicando fedelmente, anche se con altri protagonisti, all’interno del neonato pdl.

E proprio il pd è lì a darci l’esempio, con l’uscita di scena di uno dei fondatori: Francesco Rutelli, che separati in casa non si può stare per molto.

Ma se il centrodestra si prepara ad implodere il centrosinistra non ci ha ancora presentato valide alternative di governo. Bersani lo sa bene.Per il pd un voto anticipato sarebbe una catastrofe. 

Una decina di minuti dal fischio d’inizio e la domanda nasce spontanea: ma Totti sta giocando?. Gelo nel salone colmo di parenti e di amici, il capitano latita. Teso, nervoso: si fa ammonire come un pulcino della Nuova Ostiense dopo pochi minuti e lo segue a ruota un altro “ansioso” da Derby: l’ottimo De Rossi. Da romanista una scena vista e rivista ma l’allenatore questa volta si chiama Claudio Ranieri e non Luciano Spalletti.

L’imperatore si permette di lasciare il vanto della Roma in panchina: “seduti li e zitti” deve avergli detto con il tono della maestra che si rivolge ad un bambino troppo vivace che in classe disturba la lezione. 

Ma siccome il capitano “nun ce vò stà” al termine della partita, invece di far vedere al mondo intero che un campione lo si può essere soprattutto fuori dal campo, magari andando ad applaudire la curva avversaria in segno di rispetto, fa il gestaccio dei pollici che ha fatto infuriare me lupachiotto figurati i miei amici aquilotti.

Nello spot della Omnitel il pupone sarà pure simpatico ma in campo faccio fatica, e non sono il solo, a mandarlo giù.  

 

Troppo veloce troppo potente.

Il risultato delle regionali è benzina “verde” per il motore riformatore della Lega nord.

E a guardare l’ultima sortita di Calderoli al colle, il nuovo carburante potrebbe essere testato a breve in Formula 1.

Uno sgarbo al premier, uno agli alleati. Il messaggio è chiaro, sulle riforme l’agenda la fanno i leghisti. In barba a protocollo e gerarchie. 

Il Cavaliere non si lamenta. E come potrebbe. Negli ultimi tempi, per difendersi dalle toghe, si è dimenticato colpevolmente delle promesse fatte in campagne elettorale. Ma visto che le amministrative non lo hanno scalfito più di tanto è facile aspettarsi nei prossimi mesi altre amnesie.  

 

 

La vittoria di Renata Polverini al vertice del Lazio suggella l’alleanza tra Stato e Chiesa.

L’appello di  Bagnasco ha sortito i suoi effetti ma adesso il Vaticano vuole dal Governo una presa di posizione ancora più netta in favore dei valori portati avanti dalla Chiesa.

Un messaggio già recepito sembrerebbe. Roberto Cota non fa in tempo ad entrare a Palazzo Lascaris che già chiude la porta, probabilmente senza averne l’autorità giuridica, alla vendita nelle farmacie della pillola abortiva.

Ma la santa sede guarda adesso anche al Colle.

È li che i tecnici del Quirinale sono al lavoro sul legittimo impedimento.

Napolitano pensa ad un altro rinvio alle camere.

La motivazione? Allargare la norma anche a Benedetto XVI, per evitargli almeno durante il suo pontificato ( a vita) di testimoniare sui presunti abusi dei preti pedofili.  

Lontani i tempi in cui dalle finestra del papa si libravano nell’aria le colombe bianche della pace.

Per il vaticano non c’è tregua alle accuse. Il caso dei preti pedofili investe persino l’autorità di Benedetto XVI e non fa che contribuire a deteriorarne l’ immagine di pastore della chiesa cattolica, già ampiamente discussa fin dai suoi primi passi da papa.

Ci sarà tempo per il vaticano per rispondere, speriamo con fatti concreti, alle accuse lanciate dal New York Times. Intanto prevale lo sdegno e lo schifo per questo scandalo celato per anni sotto il tappeto.

Ma se è vero, come ho sempre creduto da cattolico, che solo chi è senza peccato si può permettere il lusso di scagliare la prima pietra: la santa sede, soprattutto in questo momento, eviti di dare lezioni a noi tutti e faccia a meno degli anatemi come quelli sul voto alle regionali in tema di aborto.

Il “non expedit” corretto e riveduto per l’occasione, non solo non convince, anzi ci induce con più forza a sostenere la candidata radicale Emma Bonino. Battersi per un diritto sacrosanto di una donna, non significa incentivarla a scegliere la strada dell’aborto.

Peccato per la Polverini. Rispettabilissima avversaria di Emma. Forse però danneggiata da qualche errore di troppo: prima il caos sulle liste poi il sostengo implicito del vaticano che, a dispetto dei grandi tuttologi della politica italiana, sarà per lei controproducente.

P.S: un convinto no all’aborto e un altrettanto convinto si al sostegno economico e psicologico per tutte le mamme che si trovano in difficoltà.

Guardatevi intorno prima di decidere: c’è più solidarietà di quella che raccontiamo noi tutti i giorni al Tg…basta cercare…….

Visto che delle scorte di questi tempi non ci si può più fidare come prima, (vedi caso Tartaglia), il ministro La Russa scende in campo personalmente e “ fisicamente” a protezione del premier.

Una linea “interventista” che farebbe paura anche a Bush.

Ma se non difende, che ministro della difesa sarebbe..

 

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